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ciò che
avrebbe detto la madre tornando a casa e disperata per ciò che le
sarebbe successo trovandosi di fronte al giudice.
In quella stessa notte ella fu giudicata, ma accadde la cosa più
strana che le fosse mai capitata: ad attenderla fra i testimoni
della sua innocenza, vi era un gruppetto di fate che parlottava
fra loro senza nemmeno degnarla di un cenno di saluto. Una di loro
indossava un abito lungo che le impediva lo svolgere di alcuni
movimenti facendola sembrare molto impacciata; aveva gli occhi
scuri e sul naso fine ed appuntito poggiava un paio di occhiali a
mezzaluna.
Sara la stava fissando incuriosita quando, alla pronuncia da parte
del giudice di un nome piuttosto complesso, questa si alzò e,
visibilmente emozionata, si diresse al tavolo dei testimoni dove,
una volta seduta, iniziò a raccontare con una sbalorditiva
precisione il susseguirsi dei fatti, tanto che, il giudice,
annoiato da tante chiacchiere dichiarò Sara innocente e condannò
la coppia di malintenzionati a un paio d'anni di dura reclusione.
UNA
CARROZZA
Ma per Sara la notte non si
era ancora conclusa e gli stupori, con lo scoccare delle tre del
mattino, aumentarono.
Dopo la scarcerazione venne condotta attraverso i bui corridoi
della prigione, ma, all'esterno era stata parcheggiata una
carrozza intarsiata di diamanti e trainata da cavalli che
sembravano sculture.
Estasiata da tale sfarzo, la bimba aggirò interessata il veicolo,
poi decise che ormai era tempo di andarsene in quanto preoccupata
da come l'avrebbe accolta la madre ad ore così tarde.
Sara si era già avviata quando il cocchiere esclamò: - Aspettate
signorina! Dico a voi! Fermatevi!- Al che Sara rimase sbalordita.
Cominciò a guardarsi intorno in cerca di qualcuno a cui poteva
essere rivolta la chiamata, ma capì che tale ricchezza attendesse
esclusivamente lei. Si voltò e vide il mezzo venirle incontro in
gran frettaù

Era confusa ma, aiutata dal servizievole cocchiere, salì sul
veicolo che cullandola, la condusse in un profondo sonno.
La casa era vicina, e Sara fu svegliata da un lieve sobbalzo. Al
numero 11 una donna dal viso stanco scrutava le tenebre sorpresa
dell'improvvisa fermata della carrozza. Il suo volto, rigato di
lacrime appena versate, appariva precocemente invecchiato, ma i
lunghi capelli biondi non lasciavano intravedere alcun segno di
abbandonata giovinezza.
Sara, commossa dalla scena, afferrò la maniglia del mezzo e,
contro ogni aspettativa del povero cocchiere spiccò un salto verso
la figura sulla porta: la madre. |
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Svegliato da tonfi, cigolii, sbuffi, risate e pianti, Michele si
alzò a sedere sul letto, ed intravedendo la sorella sull'uscio
le corse incontro felice.
Gli occhi della madre, Sara e Michele luccicavano di lacrime
difficilmente trattenute, mentre ringraziando di cuore il
cocchiere e chi l'aveva mandato, entravano in casa scambiandosi
notizie della strana giornata.
QUESTIONI PER LA COMMESSA
Intanto in Via
Santa Claus si aveva un'importante riunione tra Babbo Natale ed
i suoi elfi e la Regina delle Fate con le sue più fedeli
assistenti. Lo scopo di tale assemblea era fare il punto della
situazione nella vita di Sara.
Venne indetta una votazione e, anche con il contrariato parere
di Babbo Natale, cosciente di largo credito nei confronti della
madre di Sara, fu deciso che la bambina sarebbe stata la
principale commessa del negozio più amato della città con un
salario d'un giocattolo al giorno.
GOCCIA
E LA SUA NOTIZIA
Erano le otto
d'una giornata luminosa quando Sara si svegliò sentendo che
qualcuno bussava alla sua finestra insistentemente. Guardò fuori
e vide una delle fatine incontrate la sera prima in tribunale.
Subito le aprì e salutò con i migliori ringraziamenti che le
venissero in mente. Questa rispose all'augurio e la fece sedere
dicendole di doverla informare d'un fatto importante.
Sara prese la vestaglia, si diede una veloce pettinata alle
ciocche di capelli fuori posto e si
accomodò
sul ciglio del letto. Goccia, la fatina, le raccontò ogni
particolare della vicenda discussa la notte prima in presenza di
Babbo Natale e, come deciso, le offrì il lavoro al negozio di
giocattoli. Sara alla sola idea spiccò un balzo e corse a
chiamare la madre ed il fratello conducendoli in camera.
Goccia era scomparsa, la finestra chiusa ed il letto sfatto come
lo era prima che la fata le comunicasse la notizia. La madre,
stupita, tornò alle faccende domestiche mentre Sara raccontò a
Michele le vicende accadute poco prima, egli era sconcertato, la
sorella non gli aveva mai narrato una sola bugia ma della fata
non vi era nemmeno la traccia più remota.
Dal canto suo, Sara, all'ora di pranzo era quasi convinta che la
storia della fatina fosse solo un fantastico sogno. Al
pomeriggio però decise di recarsi alla volta del botteghino di
Babbo Natale e, stupita, notò che i pupazzi della vetrinetta che
dava su Via Santa Claus erano scomparsi. Decise di entrare e
chiedere informazioni circa la sorte capitata ai giocattoli.
Babbo Natale se ne stava desolato sulla sua sedia a dondolo
riflettendo intensamente con la pipa nella mano destra, non si
era accorto della presenza della bimba.
Sara, perplessa della sua disattenzione, prese coraggio e lo
salutò. Il Babbo si spaventò ed infastidito ricambiò in malo
modo il saluto.
Dopo una breve conversazione, Sara comprese il motivo di tale
tristezza dimostrata dal suo idolo e si offrì di risolvere il
caso: la scomparsa dei giocattoli.
Capì subito che non era un affare facile trovare una così
piccola combriccola in una città così grande, ma non si perse
d'animo e diede inizio alle ricerche. Era desolata, ormai era
notte e non aveva mantenuto la promessa fatta a Babbo Natale,
quando intravide nelle tenebre una luce fioca. Si diresse
frettolosamente verso questa a vide la Compagnia salutare uno
stanco Signor Pilota. Dopo qualche obiezione sorta tra i
rimanenti giocattoli, li convinse a tornare a casa dove fu
accolta con calore e riconoscenza da Babbo Natale.
SARA DIVENTA FAMOSA
Ormai era passato un mese dal giorno di Natale, e Sara, divenuta
esperta commessa di Babbo Natale, era un celebre personaggio del
quartiere, tanto che, a scuola, era di tutti i compagni, la
miglior amica. Essi la lodavano ma ella non impiegò parecchio
tempo a capire che ognuno fra loro desiderava un dono. Così,
Sara la "Generosa", offrì a compagni ed amici, da quel giorno in
poi ogni regalo le fosse consegnato come ricompensa al lavoro
esercitato in bottega.
E tutt'oggi, da anziana signora, narra a nipoti ed amici la sua
fantastica storia.
Chiara Schiantarelli 1aA
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